venerdì 21 ottobre 2011

MALATTIA DI LYME





MALATTIA DI LYME
Malattia di Lyme
Bullseye Lyme Disease Rash.jpg
La malattia di Lyme (borreliosi) è una malattia di origine batterica.
Il New York Times l'ha definita "la malattia infettiva che si diffonde più rapidamente (negli Stati Uniti) dopo l'AIDS". Rapporti da altri paesi indicano che si sta diffondendo anche in Asia, Europa e Sud America.
L'origine del nome della malattia si riferisce alla cittadina di Lyme (Connecticut), dove si verificò un'epidemia di questo male, segnalata a partire dal 1975, che si manifestò con un misterioso aumento dei casi di artrite, soprattutto infantile. L'artrite cominciava con eritemi cutanei sul torace, addome, dorso e natiche, che si ingrandivano fino a raggiungere una dimensione variabile tra i 10 e i 50 cm, mal di testa e dolori articolari.
La causa della malattia di Lyme è un batterio spiraliforme, la Borrelia burgdorferi, chiamata così in onore al suo scopritore, Burgdorfer, che infesta le zecche, le quali possono trasmetterlo all'uomo e agli animali.
I luoghi nei quali è più facile contrarla sono le zone boscose e ricche di cervi, dal momento che queste rappresentano l'habitat ideale per le zecche.
In Italia la malattia è endemica del Carso, del Trentino e della Liguria.

Il primo sintomo della malattia di Lyme in genere è un eritema cutaneo (noto come eritema cronico migrante, o ECM) di piccole dimensioni. Nel giro di qualche giorno o settimana la caratteristica macchia si estende fino a diventare un eritema circolare, triangolare o ovale che può avere le dimensioni di una moneta oppure può diffondersi su tutto il dorso.

Sintomi e decorso 

L'eritema compare in un numero di casi stimato tra l'80%[1][2] e il 90% delle persone infettate.
Spesso l'eritema è accompagnato da febbre, mal di testa, rigidità del collo, dolori muscolari e spossatezza. Se non vengono curate in tempo, oltre metà delle vittime finiscono per accusare dolori e gonfiore alle articolazioni, che durano anche mesi. Il secondo stadio della malattia prevede complicanze neurologiche e dolori muscolari e ossei; sono possibili anche disturbi cardiaci che consistono in palpitazioni, blocco atrioventricolare e in alcuni casi può essere indispensabile uno stimolatore cardiaco. Fino al 20 per cento dei pazienti che non ricevono cure sviluppano l'artrite cronica che provoca difficoltà a camminare. Più raramente, la malattia può influire sul sistema nervoso causando meningite asettica, radicoloneuriti, infiammazione delle radici nervose cervicali e paralisi di Bell. Nel terzo stadio della malattia un ristretto numero di pazienti soffre di perdita di memoria, instabilità comportamentale. Per le donne in stato di gravidanza, la malattia è ancora più pericolosa perché l'infezione può essere trasmessa al nascituro e può aumentare il rischio di aborto spontaneo.

Elenco dei sintomi 

Infezione primaria:
Meno comuni:
  • Infiammazione agli occhi
    • Dolori muscolari e articolari
  • Capogiri
  • Fiato corto
Infezione secondaria:
  • Artrite, intermittente o cronica
Meno comuni:
  • Perdita della memoria
  • Difficoltà di concentrazione
  • Cambiamenti d'umore o delle abitudini di sonno

Diagnosi 

Secondo molti esperti è difficile diagnosticare la malattia di Lyme perché i sintomi iniziali di tipo influenza le assomigliano a quelli di altreinfezioni comuni. Oltre a ciò, alcuni pazienti infetti non manifestano l'eruzione cutanea o la manifestano in zone dove passa inosservata, unica caratteristica peculiare della malattia di Lyme, e molti pazienti non ricordano di essere stati punti da una zecca poiché la puntura in genere è indolore. Un ulteriore ostacolo è il fatto che le analisi immunologiche del sangue (ELISA o IFA per la ricerca di anticorpi anti-Borrelia) attualmente disponibili non sono né abbastanza sensibili né abbastanza precise per effettuare una sicura diagnosi differenziale, generando quindi un consistente numero di falsi positivi o falsi negativi.
Gli Istituti Sanitari Nazionali americani raccomandano perciò ai medici di basare la propria diagnosi sul fatto che il paziente ricordi o meno di essere stato punto da una zecca, sui sintomi che egli accusa e sull'attenta esclusione di altre patologie che potrebbero aver dato origine a tali sintomi.

Terapia 

Se la malattia viene diagnosticata in tempo, la maggior parte dei pazienti può essere curata con successo con una terapia antibiotica mirata contro l'agente patogeno. Il senso di spossatezza e i dolori possono continuare per diversi mesi dopo la cura, ma tendono a scomparire spontaneamente senza bisogno di prolungare la terapia. Secondo gli Istituti Sanitari Americani, la malattia non dà "effetto memoria", dimodoché è possibile contrarla più volte nella vita.
Recentemente l'istituto di medicina della Yale University, negli Stati Uniti, ha annunciato di aver messo a punto un vaccino sperimentale che potrebbe prevenire la malattia di Lyme. Questo vaccino "a duplice azione" stimola il sistema immunitario dell'uomo a produrre anticorpi che attaccano e uccidono i batteri della malattia e, nello stesso tempo, distrugge anche i batteri che vivono nelle zecche che pungono una persona vaccinata.
Secondo le indicazioni del Ministero della Salute italiano[3] è sconsigliata la somministrazione di antibiotici nel periodo precedente la comparsa di sintomi, in quanto questa potrebbe mascherare il loro eventuale manifestarsi rendendo più complicata la diagnosi. Se la persona morsa sta già effettuando (o deve effettuare per altri motivi durante il periodo di osservazione) una terapia a base di antibiotici, viene consigliato di impiegare farmaci che siano efficaci anche contro le rickettsiosi (un'altra malattia che può essere provocata dal morso delle zecche) e le borreliosi (tra cui doxiciclina, amoxicillina o cefuroxime) per un periodo non inferiore alle tre settimane.

Prevenzione 

Il modo più semplice di prevenire la malattia di Lyme è quello di evitare di subire infestazioni di zecche, dal momento che questi aracnidi sono il veicolo della malattia. Valgono perciò i seguenti consigli. Se camminate in zone infestate da zecche (zone boscose, ad esempio), tenetevi al centro dei sentieri; indossate indumenti lunghi e berretto; infilate i pantaloni nei calzettoni, e portate scarpe che non lascino scoperta nessuna parte del piede. Indossare indumenti di colore chiaro rende più facile scoprire le zecche. Gli insettifughi applicati sugli indumenti e sulla pelle sono efficaci, ma possono avere gravi effetti collaterali, specie sui bambini.
Una volta rientrati in casa controllate che né voi né i bambini abbiate zecche, specialmente nelle parti del corpo coperte da peli. Fatelo con attenzione, perché le zecche immature sono minuscole, e si possono scambiare facilmente per particelle di sporco. Se avete animali domestici controllate anch'essi prima di farli entrare in casa.
In caso di riscontro di una zecca adesa alla cute, questa va eliminata afferrandola con delle pinzette, ruotando delicatamente fino a che non lascia la presa, senza schiacciarla. Il tentativo di estrazione di una zecca con la pinzetta, se fatto nella maniera sopra descritta, raramente esita in una rottura del parassita. Nel caso in cui tuttavia non si riesca ad estrarre completamente la zecca, è necessario rivolgersi al medico. È assolutamente sconsigliato usare dell'olio di oliva o altri liquidi che provochino il distacco della zecca perché questo potrebbe avvenire dopo un rigurgito da parte dell' insetto, aumentando notevolmente le possibilità di infezione. Se invece la zecca è penetrata nella cute bisogna recarsi dal medico che provvederà nel modo più opportuno ad estrarla e a somministrare opportuna terapia antibiotica.
Una volta eliminata la zecca, si può procedere alla disinfezione della cute colpita. Tenere sotto controllo la parte per alcune settimane e accertarsi che il rossore della puntura e della momentanea irritazione scompaiano.

Associazione con le Armi Biologiche 

Secondo alcuni ricercatori la storia della malattia di Lyme e della sua scoperta nella cittadina di Old Lyme sarebbe incompleta senza la conoscenza dei decenni di ricerca militare sui batteri del genere Borrelia e la sua possibile associazione con le armi biologiche, dal momento che da decenni, ricercatori militari cercano metodi a basso costo per danneggiare o diminuire la produttività di intere popolazioni.

Studi giapponesi durante la seconda guerra mondiale 

La scrittrice inglese Elena Cook riferisce che batteri del genere Borrelia siano stati utilizzati da ricercatori giapponesi delle armi biologiche, arruolati nell'Unità 731, che conduceva esperimenti su prigionieri vivi in Manciuria. Dopo la guerra, gli scienziati giapponesi attivi nel campo delle armi biologiche ricevettero l'immunità dall'accusa di crimine di guerra e vennero trasferiti negli Stati Uniti dove continuarono le loro ricerche.
Secondo l'ufficiale giudiziario americano John Loftus, i ricercatori nazisti della guerra biologica, tra questi Erich Traub, vennero arruolati nell'operazione top secret governativa americana Operation Paperclip, e tra i vari esperimenti, hanno condotto test con zecche ed una varietà di altri armi biologiche comuni nella Plum Island, che si trova a poche miglia dal lato opposto di un basso canale navigabile naturale, di fronte alla località di Old Lyme nel Connecticut, dove nel corso degli anni ottanta si verificò per la prima volta la malattia di Lyme.

Il centro militare USA di Plum Island, di fronte a Old Lyme 

I direttori del laboratorio di Plum Island hanno dichiarato a Michael Carroll (autori del libro en:Lab 257: The Disturbing Story of the Government's Secret Germ Laboratory), che mantenevano colonie della zecca dura Amblyomma Americanum, un noto vettore della Borrelia Lonestari, sulla Plum Island. Carroll racconta di testimoni oculari che affermano che animali infetti da questa malattia vengono tenuti in recinti aperti a Plum Island.
Prima che venisse identificata la malattia di Lyme (che scoppiò come malattia epidemica locale negli anni ottanta), un lavoro del Department of Defense americano del 1976, scritto da Jay Sanford, aveva il titolo "The Biology of Parasitic Spirochetes", e metteva in risalto "la ben nota abilità della borrelia, specialmente i sottotipi trasmessi da zecche, nel persistere nel cervello e nell'occhio, durante la remissione risultante dal trattamento con arsenico o con penicillina, oppure addirittura dopo l'apparente cura."
Si dice che nel 1980, l'entomologo Dr. Richard Endris, abbia nutrito circa 200.000 zecche (con eso-scheletro duro e morbido), in allevamenti di zecche su Plum Island, raccogliendole di persona da località di tutto il mondo, anche lontanissime, come il Camerun. In una nota a piè di pagina del libro Lab 257, Carroll osservava che nel 1987 Endris, che all'epoca lavorava a contratto per lo USAMRIID (Istituto di Ricerca Medica dell'Esercito USA sulle Malattie Infettive, con sede a Fort Detrick, Maryland), aveva anche condotto esperimenti presso Plum Island utilizzando le mosche della sabbia come vettori della Leishmaniosi. Carroll sostiene che questi esperimenti siano stati condotti in segreto, con poche precauzioni di sicurezza.

Attuale ricerca sulla Malattia di Lyme correlata alle armi biologiche 

Nel 2005, la Associated Press riferì che il National Institute of Health (NIH) americano aveva inserito la malattia di Lyme tra i potenziali agenti utilizzabili come agenti per il bioterrorismo, e riferì che batteri e vettori venivano studiate nei BSL-4 (i laboratori a massima sicurezza). In seguito lo stesso NIH cancellò la malattia di Lyme dalla sua lista di armi biologiche, adducendo un errore tipografico.
Per molti decenni, l'ambiente storico dei ricercatori sulla malattia di Lyme, sui test diagnostici ed i protocolli terapeutici ha incluso molti esperti di armi biologiche.
Per coincidenza, molti scienziati che hanno stabilito le linee guida per il trattamento e test diagnostico del Lyme negli USA, hanno una lunga storia come studiosi delle armi biologiche e del bioterrorismo, e molti hanno ricevuto ingenti contributi statali riguardo alle armi biologiche, che alcuni osservatori della comunità International Lyme and Associated Disease Society (ILADS) considerano un conflitto d'interessi nello sviluppo di terapie efficaci e nello sviluppo di esami diagnostici accurati per le decine di migliaia di persone negli Stati Uniti e nel mondo, che attualmente sono affetti dall'infezione cronica, o che si trovano nello stadio tardivo della malattia di Lyme.
Ad esempio, nel 2003, il ricercatore Mark Klempner venne nominato a capo di un centro di ricerche a massima sicurezza (costato 1,6 miliardi di dollari), situato nella Boston University. Nel 2004, uno dei primi ricercatori sul Lyme, Jorge Benach venne scelto come il beneficiario di un fondo di ricerca di 3 milioni di dollari, e nel 2005, un altro grande ricercatore storico sul Lyme, Alan Barbour venne nominato a capo di un complesso multi-milionario per ricerche sulla guerra biologica, nella University of California Irvine.

ANTRCE

                                                           ANTRANCE
L'antrace è un'infezione acuta causata dal batterio Bacillus anthracis. L'antrace generalmente si manifesta come malattia endemica in animali erbivori selvatici o domestici, quali pecore, bovini, cavalli, capre e suini, ma può anche svilupparsi nell'uomo, per esposizione ad animali infetti, tessuti di animali infetti o inalazione di spore o possono infettarsi anche mangiando cibo contaminato con spore del suddetto batterio. Non sono mai stati registrati casi di trasmissione da uomo a uomo. Il termine deriva dal greco ἄνθραξ, che significa "carbone", dal colore nero delle lesioni cutanee che si sviluppano nelle vittime di questa infezione. Un altro nome dell'antrace a localizzazione cutanea è, tra l'altro, "carbonchio".
Il batterio dell'antrace
L'antrace si trova in tutto il mondo. È più comune nei paesi in via di sviluppo o in paesi senza programmi di prevenzione veterinaria. Certe regioni del mondo hanno un'incidenza più alta di antrace tra gli animali: America Centrale e Meridionale,Europa dell'Est, Africa, Caraibi e Medio Oriente.

L'antrace è stata una delle più importanti malattie infettive dell'antichità. Alcuni storici ritengono che due delle piaghe dell'Esodo nella Bibbiafossero epidemie d'antrace, così come alcuni sostengono che la peste del '600 fosse in realtà un'epidemia di carbonchio.

Storia 

L'antrace è stata una delle più importanti malattie infettive dell'antichità. Alcuni storici ritengono che due delle piaghe dell'Esodo nella Bibbiafossero epidemie d'antrace, così come alcuni sostengono che la peste del '600 fosse in realtà un'epidemia di carbonchio.
Antrace in coltura

Il batterio 

Il Bacillus anthracis è un batterio del genere Bacillus, ed è stato il primo batterio di cui si sia dimostrata la responsabilità nello sviluppo di una malattia. Robert Koch fece questa scoperta nel1877. Come altri Bacillus, il B. anthracis ha forma di bastoncelli ed è Gram positivo. Ogni cellula ha una dimensione di circa 1 per 6 μm.

Ciclo di vita 

Il batterio produce endospore che rimangono nel terreno, dove possono sopravvivere per decine di anni. Quando un erbivoro le ingerisce cominciano a moltiplicarsi all'interno dell'animale e possono ucciderlo. Nella carcassa dell'animale morto il batterio continua a riprodursi fino a quando non ha esaurito le sostanze nutritive. Giunto a questo stadio il batterio produce nuove endospore.

Ceppi 

L'antrace si presenta in 89 ceppi. Il più noto è il ceppo Ames, impiegato negli attacchi terroristici del 2001-2002 negli Stati Uniti. Il ceppo Vollum (talvolta erroneamente chiamato Vellum), potenzialmente utile anch'esso per l'utilizzo come arma batteriologica, è stato isolato nel 1935 da una mucca nell'Oxfordshire (Regno Unito), ed è stato inserito negli arsenali di armi biologiche inglesi e statunitensi. Rapporti della CIA riferiscono che l'Iraq avrebbe tentato negli anni ottanta di ottenere spore di questo ceppo di antrace. Altri ceppi sono, per esempio, lo Sterne (una forma benigna che deve il nome al ricercatore africano che la scoprì), ANR-1, δAmes, A-3, RP4 e RP42. I ceppi differiscono nella presenza ed attività di diversi geni, che ne determinano la virulenza e la produzione di antigeni e tossine.

Forme di contagio 

L'antrace può contagiare l'uomo per via cutanea, gastroenterica o polmonare. Non avviene contagio da uomo a uomo.

Forma cutanea 

La forma cutanea può avvenire per contatto con pelle o pelliccia di animali infetti o altro materiale contenente spore. La forma cutanea si presenta nella fase iniziale come una piccola pustola pruriginosa di colore scuro nel sito d'infezione, che si forma circa una o due settimane dopo il contagio. Successivamente si forma una estesa ulcera necrotica non dolorosa. Senza un opportuno trattamento la malattia è mortale in circa il 20% dei casi. La terapia antibiotica annulla sostanzialmente il rischio di esito fatale. l'antrace cutaneo è la forma più comune negli allevatori di bovini.

Forma gastroenterica 

La forma gastroenterica, che si contrae ad esempio con l'ingestione di carne infetta, si presenta con diarrea grave ed ematèmesi (vomito con sangue). Il trattamento tempestivo è necessario, senza trattamento la mortalità arriva al 60%.

Forma inalatoria (polmonare) 

Antrace da inalazione: espansione mediastinica
È senza dubbio la forma più grave della malattia. Si contrae per inalazione delle spore (si stima ne siano necessarie circa 10.000) e se non trattata nei suoi primissimi stadi è letale nella quasi totalità dei casi. Questa malattia era un tempo nota anche come "malattia del tosatore", in quanto colpiva prevalentemente chi era a stretto contatto con parti dell'animale in cui potevano essere annidate le spore, come appunto i tosatori o gli artigiani che realizzavano bottoni dalle ossa di erbivori. Le spore, opportunamente trattate, possono essere impiegate come arma batteriologica. I primi sintomi della malattia sono simili a quelli di un'influenza, comprendono tosse, stanchezza, febbre. Quando compaiono i sintomi più gravi è ormai tardi per instaurare una terapia. Le spore vengono poi trasportate nei linfonodi mediastinici o tracheobronchiali, dove il bacillo trova un ideale luogo di riproduzione. Nella foto si vede una radiografia del torace di un affetto da antrace polmonare in cui appare una espansione nel mediastino dovuta alla presenza di un alto numero di batteri.

Terapia della forma inalatoria 

Chemioprofilassi post esposizione 

La profilassi (greco προφυλάσσω, "prophylàsso", difendere o prevenire in anticipo) è una qualsiasi procedura medica o di sanità pubblica il cui scopo è prevenire, piuttosto che curare o trattare, le malattie. In prima analisi, le misure di profilassi sono divise in profilassi primaria (per prevenire l'insorgere di una malattia), profilassi secondaria (laddove la malattia è già insorta ed il paziente viene difeso dal peggiorare del processo patologico).
Il termine profilassi è utilizzato soprattutto nel caso di malattie infettive, mentre nelle malattie cronico degenerative rimane in uso il termineprevenzione (primaria, secondaria, terziaria).

La profilassi si può dividere in "diretta" e "indiretta". La profilassi indiretta non si rivolge ad un determinato agente eziologico ma piuttosto ricopre la sfera ambientale e quella rivolta alla persona, attuando interventi generici e non specifici. Nell'ambito ambientale ci sono interventi rivolti all'ambiente fisico (depurazione acqua, bonifica terreni, etc.) e all'ambiente sociale (miglioramento livello socio-assistenziale, etc.). Per quanto riguarda la persona, rientrano nella profilassi indiretta (rivolta alla persona) tutte quelle pratiche di educazione, formazione e informazione sanitaria. Il lavarsi le mani potrebbe essere una di queste, in particolare informare che "lavarsi le mani è bene" sarà informazione sanitaria, spiegare le motivazioni di tale comportamento sarà educazione sanitaria, mostrare il corretto procedimento per il loro lavaggio sarà formazione sanitaria.

Tipologia 

La profilassi diretta può inizialmente essere divisa in generica e specifica. Nella profilassi generica troviamo misure volte all'ambiente e altre alla fonte. Per quanto riguarda l'ambiente, le procedure adottate sono di disinfestazione (eliminazione vettori animali), disinfezione(eliminazione microorganismi patogeni in un determinato ambiente o substrato) e sterilizzazione (eliminazione tutti microorganismi). Queste ultime due procedure servono, in ambito ospedaliero, per evitare il passaggio dell'agente eziologico da paziente a paziente, da paziente a personale sanitario e da personale sanitario a paziente. Un esempio potrebbe essere la siringa, che se usata su vari pazienti potrebbe veicolare microorganismi patogeni (o comunque microorganismi). Le pratiche di disinfezione e sterilizzazione si avvalgono di azioni fisiche (calore) o chimiche per cui non tutti i presidi sanitari resistono ad essi. È previsto quindi l'utilizzo di strumenti monouso.
La disinfezione può essere attuata in tre momenti distinti: -durante il decorso della malattia (disinfezione continua) -alla fine della malattia (disinfezione terminale o finale), per eliminare i microorganismi patogeni dall'ambiente nel quale ha soggiornato il malato -lontano dal letto del malato, come nel caso della disinfezione estemporanea, che si attua ogni volta si sia verificato un caso di malattia infettiva in un ambiente aperto al pubblico (es.scarlattina, meningite cerebro-spinale, poliomielite in scuole, dormitori, etc.) o della disinfezione periodica, che viene eseguita con regolari scadenze in locali nei quali è presumibile la circolazione di microrganismi patogeni (es.caserme, centri di raccolta, ecc)
La disinfezione può essere attuata con mezzi naturali ed artificiali. Per quanto riguarda i mezzi naturali bisogna ricordare che i germi patogeni, nel mondo esterno, si trovano esposti all'azione di numerosi fattori che svolgono quindi un ruolo di "disinfettanti naturali". Tra questi i più importanti sono: la luce solare, l'essiccamento, le variazioni brusche di temperatura, la concorrenza vitale con altri microrganismi e la diluizione.
I mezzi artificiali vanno suddivisi in mezzi fisici e mezzi chimici. I mezzi fisici sono quelli più frequentemente usati per la sterilizzazione e sono il calore, i raggi ultravioletti e le radiazioni ionizzanti. Il calore può essere utilizzato a "secco", come nel caso di esposizione di una superficie o di un oggetto alla fiamma o di utilizzazione di appositi apparecchi, le stufe a secco, che sono il modo più adatto per la sterilizzazione di materiali in vetro o metallo. Esso può essere utilizzazto anche in forma "umida" come con l'acqua bollente o con l'autoclave, l'apparecchiatura che consente di utilizzare il calore per sterilizzare, sotto pressione, materiali in grado di sopportare l'umidità. I mezzi artificiali chimici, invece, sono: gli alcoli, tra cui l'alcool etilico; le aldeidi, in particolare l'aldeide formica o l'aldeide glutarica; gli alogeni, comprendono elementi come il cloro e lo iodio; i sali quaternari d'ammonio, appartenenti alla categoria dei detergenti sintetici; metalli, tra cui il mercurio e l'argento; e i fenoli.
Per quanto riguarda la profilassi diretta generica rivolta alla fonte, abbiamo le seguenti procedure: la notifica, fondamentale per avviare le procedure di profilassi, viene avviata dal medico e a seconda dei vari livelli ha dei tempi minimi di attuazione. Ha anche funzioni di indaginestatistica ed è utile nelle inchieste epidemiologiche; la contumacia, che si suddivide in varie sotto-procedure, il cui compito principale è quello di evitare il passaggio del microorganismo dalla sorgente all'individuo sano. Per questo abbiamo l'isolamento (domiciliare o ospedaliero) che prevede l'isolamento appunto del paziente da tutti (escluso personale sanitario). Nell'ambito ospedaliero l'isolamento si avvale di due livelli di "protezione", ovvero l'utilizzo di due livelli di barriere comportamentali e tecnologiche. Il primo livello, quello standard, si attiva in presenza disangue o altri liquidi corporei, mucose o cute scoperta, e prevede l'impiego di guanti, camici, mascherine etc.; mentre nel secondo caso, oltre alle procedure di livello 1 sono previste, a seconda delle metodologie di trasmissione dell'agente eziologico (aerea, dropplets, contatto) ulteriori protezioni (queste sono specifiche per il tipo di microorganismo riscontrato).
Abbiamo poi la contumacia vera e propria che prevede l'obbligo di permanenza del soggetto in un luogo prestabilito, la sorveglianza sanitaria, ovvero l'obbligo di controlli ad intervalli prestabiliti (ma nessun'altra limitazione alla libertà individuale); l'accertamento diagnostico il cui scopo è quello di individuare l'agente eziologico e quindi capire qual è la causa di malattia; l'inchiesta epidemiologica, ovvero una serie di studi che permettono di capire e individuare la sorgente dell'infezione, i vettori, l'area geografica, studiare il fenomeno nel tempo, la curva epidemiologica e il pool di soggetti recettivi.
Per avere delle procedure che si basano sul tipo di microorganismo dobbiamo entrare in quella che viene chiamata profilassi diretta specifica. Ne fanno parte infatti le procedure di immunoprofilassi e di chemioprofilassi.
Lo scopo dell'immunoprofilassi è di agire sull'immunizzazione del soggetto, mediante la vaccinoprofilassi (somministrazione di antigeni) e sieroprofilassi (inoculazione anticorpi di origine equina o umana). La prima stimola una risposta immunitaria da parte del soggetto, è quindi un'immunizzazione attiva, e benché abbia tempi di risposta lunghi la sua efficacia dura nel tempo (permanente o rinnovabile) ed origina la memoria immunitaria. La seconda invece ha un effetto immediato in quanto si inoculano anticorpi già formati (immunoprofilassi passiva) però la sua efficacia è temporanea.
La chemioprofilassi riguarda invece l'azione diretta ad opera di farmaci su un determinato microorganismo per prevenirne una possibile infezione. È primaria quando si somministrano farmaci (di solito in bassa dose e per brevi periodi) a soggetti sani o a possibili infetti mentre è secondaria (con dosaggi a volte massicci e duraturi nel tempo) quando il soggetto è stato sicuramente infettato, ma è ancora clinicamente sano, oppure su patologie a lunga incubazione.
MISURE
vaccinazioni non sono tecnicamente misure di profilassi: esse sono utilizzate prima che la malattia insorga, sia venendo somministrate a un gran numero di persone per prevenire l'infezione, o in alcuni casi (come nel caso della varicella) a persone che sono state esposte alla malattia, ma che non si sono ammalate. Comunque, per definizione, la profilassi previene solo l'insorgere di malattie mentre una persona stautilizzando le misure di profilassi. Le vaccinazioni evitano l'insorgere di malattie facendo sì che i pazienti acquisiscano l'immunità da esse e non c'è bisogno di continuare a utilizzare i vaccini, a differenza dei casi di profilassi.
Gli antibiotici sono a volte usati in funzione profilattica: ad esempio, nel periodo della paura per gli attacchi all'antrace nel 2001 negli Stati Uniti, ai pazienti per i quali si temeva l'esposizione veniva data la ciprofloxacina. Allo stesso modo, l'uso di unguenti antibiotici su bruciature e altre ferite è una misura profilattica.
Gli antimalarici come la clorochina sono utilizzati sia come trattamento che come profilassi sui visitatori che si recano in quei paesi laddove la malaria è endemica per evitare lo sviluppo del parassita plasmodium, che causa la malattia.
I profilattici (o preservativi) sono così chiamati perché utilizzati per prevenire la diffusione della sifilide e delle altre malattie sessualmente trasmissibili.
L'eparina a basso peso molecolare è utilizzata come profilassi in pazienti ricoverati in ospedale, per evitargli varie forme di trombosi dovute alla loro immobilità.
La stessa pulizia professionale dei denti è una forma di profilassi dentale.
Si sa che una quotidiana e moderata attività fisica in varie forme può essere benefica. Utilizzare la bicicletta per spostarsi può essere molto importante nel migliorare la salute riducendo il rischio di problemi cardiaci, di varie forme di tumore, di malattie muscolo-scheletriche e riducendo la mortalità in generale.

La profilassi post-esposizione e la profilassi pre-esposizione

Quando una profilassi viene applicata in seguito ad una possibile esposizione ad un agente infettante, si parla di profilassi post-esposizione, o post-exposure prophylaxis o PEP. La profilassi post-esposizione può essere occupazionale quando viene applicata in caso di infortunio di operatori sanitari con oggetti contaminati come aghi o altro, oppure non occupazionale se viene applicata in una qualunque altra situazione a rischio. La profilassi post-esposizione non occupazionale è anche indicata con la sigla nPEP. In ogni caso, lo scopo della profilassi post-esposizione è quello di ridurre la probabilità di contagio dopo la situazione a rischio.
Di particolare importanza si rivela la profilassi post-esposizione ad HIV, occupazionale per operatori sanitari o non occupazionale per esempio in caso di rottura del preservativo durante un rapporto sessuale con una persona HIV-sieropositiva. In caso di puntura con aghi contaminati, molto importante è anche la profilassi post-esposizione ad HBV, il virus responsabile dell'epatite virale B, per via della notevole resistenza di questo virus all'ambiente.
Analogamente, si può attuare una procedura preventiva di profilassi in ambienti o situazioni in cui è possibile essere esposti ad un agente infettante; in tal caso si parla di profilassi pre-esposizione o pre-exposure prophylaxis o PREP. Anche quest'ultima può essere occupazionalese applicata ad operatori sanitari, oppure non occupazionale se viene applicata in una qualunque altra situazione a rischio. La profilassi pre-esposizione non occupazionale è anche indicata con la sigla nPREP.

Possibili utilizzi nella guerra batteriologica 

Le spore di antrace sono potenzialmente un'efficace arma batteriologica se trattate in modo da poter essere inalate, vista l'alta mortalità degli affetti dalla forma respiratoria. Più volte, dopo l'11 settembre 2001, gli attacchi terroristici di tipo batteriologico hanno utilizzato le endospore come strumento di morte. Lettere con tracce di antrace furono recapitate a senatori del partito democratico USA e alle redazioni di alcuni giornali del nuovo continente, con esiti infausti: morirono cinque persone e se ne ammalarono 17. Secondo l'FBI, l'unico colpevole di questi attacchi è stato il Dr. Bruce Edwards Ivins, noto esperto di bioterrorismo, suicidatosi il 29 luglio 2008.

Vaccinazione
 
Tutto ciò evidenzia la grande (eventuale) efficacia di questo batterio in un utilizzo su larga scala per attacchi di tipo batteriologico. Un attacco di ampia portata risulta tuttavia difficilmente realizzabile per via delle difficoltà che presenta la diffusione su vasta scala delle spore.
Esiste un vaccino per l'antrace, che viene però utilizzato solo su individui ad alto rischio. Esso non è quindi utilizzato su tutta la popolazione.

L'esperimento di Pasteur 

Nel maggio del 1881, Louis Pasteur eseguì un esperimento pubblico per mostrare i suoi lavori sulla vaccinazione. Preparò due gruppi di 25 pecore, uno dei quali venne vaccinato con due somministrazioni distanziate di 15 giorni di un vaccino da lui preparato. Trenta giorni dopo la prima iniezione ad entrambi i gruppi venne iniettata una coltura di batteri di antrace vivi. Il risultato fu sorprendente: tutte le pecore vaccinate riuscirono a sopravvivere, le altre 25 morirono in pochi giorni